L’Europa celebra i 60 anni della scoperta della doppia elica del Dna con la prima edizione della European biotech week. Sette giorni, fino al 6 ottobre, per raccontare le biotecnologie nei loro diversi settori di applicazione. In Italia il programma si snoda attraverso 35 iniziative, tra dibattiti, laboratori artistici, spettacoli teatrali, tavole rotonde e laboratori sparsi lungo tutto lo stivale. “Il nostro augurio – spiega Alessandro Sidoli, presidente di Assobiotec, l’Associazione italiana per lo sviluppo delle biotecnologie, partner italiano della manifestazione – è contribuire ad aumentare la consapevolezza del pubblico e l’attenzione delle Istituzioni sull’impatto positivo che le biotecnologie hanno, e avranno sempre di più, su tutti gli aspetti della vita, dalla salute, all’alimentazione e all’ambiente, alle applicazioni industriali”.

Proprio del ruolo delle biotecnologie per la crescita e la competitività del Paese, si è discusso in Senato in un incontro, sottolineano con amarezza gli organizzatori e gli imprenditori del settore biotech, che cade negli stessi giorni in cui il Parlamento e il dibattito politico sono avvitati attorno all’ennesima crisi di Governo. “La Commissione europea – commenta Sidoli – ha identificato le biotecnologie tra le Key enabling technologies, le tecnologie chiave in grado di contribuire al rilancio di molteplici settori dell’industria tradizionale e alla gestione di molte delle sfide che la nostra società si trova ad affrontare nei settori della salute, dell’agricoltura, dell’energia. Ma in Italia le aziende che operano nel settore biotecnologico spesso non sono aiutate dalle Istituzioni e si trovano a competere solo con le proprie forze, senza ricevere adeguati incentivi. Accade – lamenta Sidoli – che persino le risorse già stanziate dal Miur arrivino in ritardo, spesso quando i progetti cui erano destinate sono già ultimati”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche alcuni tra gli scienziati intervenuti alla cerimonia d’inaugurazione della European biotech week italiana, che si è svolta a Roma nei locali della presidenza del Consiglio dei ministri. “È di fondamentale importanza andare oltre il dato, oramai chiaro a tutti, della rilevanza delle biotecnologie per un Paese, anche in campo economico e affrontare la questione da un punto di vista culturale – afferma all’inizio del suo appassionato intervento Carlo Alberto Redi, accademico dei Lincei e docente di Zoologia e biologia dello sviluppo all’Università di Pavia -. Viviamo in una democrazia di tipo cognitivo. Siamo il frutto di Dna più cultura e, per essere buoni cittadini, dobbiamo prima di tutto capire e poi applicare le nostre conoscenze. A partire da quelle in campo biotecnologico, dato che viviamo nell’era delle scienze della vita. Se riesco a capire, infatti, posso esprimere al meglio la mia opinione. Altrimenti, come insegna il caso Stamina – conclude Redi – se facciamo a meno delle biotecnologie, torniamo alle caverne”.

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